Stitichezza

La stitichezza è un disturbo molto comune, a volte sottovalutato ma che interessa tutti: bambini, adulti e anziani. Eppure l’equilibrio intestinale è un fattore importantissimo di benessere.

In merito al tema della stitichezza (detta anche stipsi o costipazione) occorre fare una prima ma essenziale distinzione: si tratta di stipsi reale o presunta?

C’è infatti una preoccupazione dilagante che riguarda il nostro intestino e la sua capacità di svolgere quotidianamente la propria funzione. E quando questo non avviene: spesso molte persone tendono ad autodefinirsi “stitiche”.

Qual è la funzione del nostro intestino?

Per comprendere meglio, iniziamo spiegando in modo semplice quella che è la funzione dell’intestino. È l’organo che, nei suoi circa 8-9 metri di estensione, è deputato all’assorbimento dell’acqua e dei nutrienti dal cibo (bolo) proveniente dallo stomaco. Possiamo identificare almeno 3 tratti principali di cui è composto: tenue, colon (o crasso) e retto.

La muscolatura liscia di cui è costituito è responsabile della peristalsi intestinale, cioè un’onda di contrazione sincrona che permette l’avanzamento del contenuto, fino al retto. Maggiore è il volume contenuto, migliore sarà la peristalsi e quindi avremo una regolare espulsione delle feci.

Quando possiamo parlare di stitichezza/stipsi?

Una condizione di rallentato transito intestinale viene definita stipsi quando un soggetto ha meno di tre evacuazioni alla settimana. Quando questo fatto dura tre o più settimane, viene considerato stipsi cronica. Con il termine stipsi acuta identifichiamo invece una forma transitoria e saltuaria che si presenza di seguito a un fattore scatenante, per poi tornare alla normalità.

Da quali sintomi è caratterizzata la stitichezza?

Chi soffre di stitichezza non lamenta solo un rallentamento del transito intestinale, ma anche un indurimento delle feci, che in alcuni casi formano delle palline, definite “feci caprine”. Per questo motivo, l’evacuazione diviene spesso ancora più difficoltosa e forzata.

In molti casi, tra i sintomi della stitichezza si avverte anche un senso di mancato o incompleto svuotamento. Tuttavia la stitichezza non si presenta sempre con le stesse caratteristiche: ci sono alcuni soggetti che alternano a uno stato di stipsi uno di diarrea. Molto spesso si associano poi: gonfiore, dolore, spasmi, tensione addominali oppure non localizzati nella stessa zona intestinale.

Inoltre, ci sono disturbi legati ad alcune complicanze derivate dalla costipazione, come la presenza di emorroidi, per lo sforzo nel defecare, e di ragadi anali, provocate dall’abrasione indotta da feci troppo dure.

Degna di nota è sicuramente una condizione di stress che riguarda il soggetto che soffre di stipsi cronica: un ulteriore motivo di tensione e ansia.

Quando questi disturbi hanno un’intensità elevata che si protrae a lungo, è sempre consigliabile rivolgersi al medico, il quale tramite alcune indagini potrebbe escludere la presenza di un’occlusione intestinale provocata da svariati fattori. Abbastanza frequenti nelle persone con stipsi cronica sono, infatti, i fecalomi, ovvero compattamenti di feci disidratate che si bloccano al termine del colon o nel retto. Queste masse in genere vanno rimosse il prima possibile per evitare complicanze.

Non solo stitichezza…

Occorre specificare che ci sono manifestazioni non trascurabili provocate non direttamente dalla stitichezza, ma dall’infiammazione della mucosa intestinale indotto da uno stato di costipazione. Tra questi effetti secondari della stitichezza ci sono:

• Il malassorbimento intestinale, che comporta carenze nutrizionali di Ferro, Calcio, Magnesio e Vitamine.

• Le alterazione della funzionalità del sistema immunitario; questo si può tradurre in una maggiore tendenza a soffrire di patologie infiammatorie croniche, batteriche, micotiche e virali, come per esempio le cistiti ricorrenti, la candida, le sinusiti o l’herpes recidivante.

Sono molte le persone che soffrono di stitichezza?

La stitichezza è un disturbo che riguarda in particolare la parte femminile della popolazione, tra cui molte delle donne in gravidanza. Più in generale ne soffre circa il 16% degli occidentali adulti: tra questi circa un terzo degli adulti sopra i 60 anni soffre di stitichezza cronica.

Persino i più piccoli non ne sono esclusi: a partire dalla nascita, la stitichezza ha un’incidenza sui bambini variabile, a seconda della fascia d’età.

Quali sono i maggiori fattori che determinano l’insorgere della stitichezza?

La causa principale della stipsi è uno stato infiammatorio della mucosa intestinale, provocato e peggiorato a sua volta, come in un circolo vizioso, dalla disbiosi intentinale.

La disbiosi intestinale rappresenta un’alterazione del microbiota intestinale, ovvero l’insieme di tutti i microrganismi che albergano in sintonia e in equilibrio nel nostro intestino. Quando questo stato di quiete si rompe, i microorganismi “nocivi” prevalgono su quelli “favorevoli”, dando appunto origine alla cosiddetta disbiosi intestinale.

Queste alterazioni, a loro volta, hanno alla base cause diverse e specifiche, tra le quali in particolare:

Dieta inadeguata. Per esempio un’alimentazione ricca di grassi animali (carne, latticini e uova), di zuccheri (torte e dolciumi vari), ma povera di fibre (verdura, frutta e cereali integrali). Soprattutto povera di fibre insolubili, cioè quelle che aiutano la massa fecale a progredire nel suo transito.

Scarsa idratazione, ovvero bere poca acqua. Questo implica che l’organismo prenderà quella necessaria nell’intestino, direttamente dal cibo ingerito, rendendolo asciutto.

Conformazione fisiologica dell’intestino. Quando si presenta più lungo o aggrovigliato, il tubo fecale fatica a procedere nel suo transito verso l’esterno.

Alcune patologie fra le quali diverticolite, colon irritabile, ostruzioni intestinali.

Il fegato sovraccaricato, che non produce una buona qualità di acidi biliari, creando un’alterazione del microbiota, con gonfiore da fermentazione dei batteri nocivi eccedenti.

L’utilizzo cronico di lassativi, sia naturali che sintetici. Quelli di tipo stimolante, in particolare, funzionano irritando la mucosa intestinale, per cui maggiore sarà l’irritazione più perdurerà la condizione di stipsi.

Alcune cattive abitudini comportamentali. Per esempio, ignorare o reprimere costantemente lo stimolo favorisce la costipazione e provoca un’alterata funzionalità della muscolatura del pavimento pelvico. Nel caso dei bambini, quando ignorano o rifiutano lo stimolo di evacuare, avranno una maggiore probabilità di essere in futuro adulti stitici.

La stipsi del viaggiatore, per cambio di abitudini, clima, orari, alimentazione, assenza di servizi igienici.

• Altre condizioni come: eccessiva sedentarietà, gravidanza, età avanzata, condizione di stress protratto oppure calo del tono dell’umore.

Disfunzioni del pavimento pelvico, la cui muscolatura non si contrae o rilassa in modo funzionale.

Patologie e disturbi ormonali, per esempio disfunzioni alla tiroide e alcune malattie autoimmuni.

Utilizzo di farmaci, come oppioidi naturali o sintetici.

Come possiamo intervenire per migliorare la stipsi?

Se alla base degli episodi di stitichezza non ci sono patologie specifiche (per le quali è importante il parere di un medico), per prevenirli è importante prendersi cura del benessere del proprio intestino, attraverso la dieta e uno stile di vita corretto. Inoltre, sono tantissime le sostanze naturali che possono essere di aiuto in caso di stitichezza. Per questo motivo, è il caso di farne una distinzione in base all’“urgenza” del trattamento.

Se la stipsi perdura da giorni, per avere un’efficacia più immediata dovremo servirci di lassativi stimolanti mirati a migliorare questa condizione. Tra questi ci sono gli estratti titolati di Senna, di corteccia di Frangula e di Cascara: sono attivi disponibili sia in capsule, che in sciroppi o in tisana. Sono sicuramente fra i più efficaci nel breve termine, per questo il loro utilizzo dovrebbe essere più che altro di tipo occasionale.

A tal proposito, è consigliabile associare al trattamento della stitichezza anche sostanze naturali che da sole certamente non sono risolutive del disturbo nell’immediato, ma possono essere di grande aiuto per cercare di diminuirne la frequenza  del problema; l’obiettivo in questo caso è ridurre nel tempo l’uso del lassativi più forti, ma anche più irritanti e per questo sfavorevoli al ripristino di una fisiologica funzione intestinale. 

In questo, la fibra vegetale idrosolubile è sicuramente di aiuto perché rimane indigerita nell’intestino, ammorbidendo le feci e determinandone un aumento della massa e del volume, tali da favorire svuotamenti più frequenti. Questa è una condizione che favorisce la peristalsi. Una buona fonte di fibra naturale è la gomma di Guar parzialmente idrolizzata. Così come inulina, FOS (frutto oligo saccaridi) e GOS (galatto oligo saccaridi), si tratta di una fibra con funzione prebiotica, utile quindi a favorire lo sviluppo della microflora probiotica intestinale. L’assunzione deve sempre essere accompagnata da un abbondante consumo di acqua.

I probiotici, poi, favoriscono il riequilibrio del microbiota, lavorando in sinergia con la fibra prebiotica.

Inoltre, potrebbe essere utile assumere:

Estratti di finocchio e di camomilla, per modulare le tensioni muscolari della muscolatura dell’intestino. Così, di conseguenza, si ridurranno le strozzature lungo il canale intestinale, favorendo la sua normale funzionalità.

Enzimi digestivi che favoriscono la riduzione di quei gas intestinali spesso presenti in caso di stitichezza e responsabili dei fastidiosi sintomi legati alla tensione e al gonfiore addominale.

• Magnesio ad alto assorbimento: utile per ridurre le tensioni neuromuscolari e così favorire la distensione intestinale.

• Colostro: ottimo per sfiammare, cicatrizzare una mucosa infiammata, quale quella in presenza di stipsi.

• Estratti di cardo mariano, carciofo, cicoria: per sostenere la funzionalità epatica, favorire la produzione di sali biliari e quindi migliorare il processo digestivo intestinale.

I nostri consigli per il benessere intestinale

Parola d’ordine: alimentazione! La dieta di chi soffre di stitichezza deve essere completa di macro e micronutrienti, in particolare ricca di fibre: cereali e farine integrali, verdura e frutta cruda e cotta, legumi. Ecco nel dettaglio alcuni consigli utili (da seguire a tavola e non) per ritrovare il benessere e l’equilibrio intestinale.

• A garanzia di una buona lubrificazione del canale intestinale, assumere grassi crudi, fra i quali l’olio extra vergine di oliva, nella quantità adeguata alla nostra condizione.

• Limitare il consumo di alimenti ricchi di amido come riso e patate; il riso integrale al contrario aiuta il transito intestinale. Limitare anche il consumo di carne rossa, salumi, latticini, cioccolato, vino, tè, spezie.

• Preziosi sono i semi di lino: si consiglia di macinarli e di inserirne uno o due cucchiai all’interno di spremute, frullati o in un semplice bicchiere d’acqua, per idratare la fibra. I semi di lino sono anche ricchi di “grassi buoni” come gli Omega 3.

• Moderare il consumo di kiwi: contengono molte fibre utili e hanno ottime proprietà nutrizionali, ma se ci fossero diverticoli (molto spesso non si sa di soffrirne!) i semi dei kiwi potrebbero infiammarli.

• Bere un’adeguata quantità di acqua. Non si tratta solo una buona abitudine: un organismo disidratato prosciugherà di acqua gli alimenti nel calale digerente, perché ne ha necessità, rendendo il contenuto intestinale asciutto e con difficile scorrimento. Inoltre è necessario bere molta acqua contestualmente alle fibre ingerite con l’integrazione, altrimenti non daranno l’effetto desiderato ma quello contrario.

• Cercare di avere orari regolari e diventare “abitudinari”, senza reprimere con continuità lo stimolo.

• Avere orari regolari anche nel consumo dei pasti.

• Durante l’evacuazione, provare ad assumere una posizione con i piedi più elevati rispetto al terreno, utilizzando per esempio un piccolo panchetto.

• Coccolarsi con dei tiepidi infusi a base di malva, camomilla e passiflora. Aiutano a modulare gli effetti muscolo tensivi dello stress, per ottenere un alleviamento della tensione addominale.

• Praticare con continuità esercizio fisico ed esercizi di respirazione. Attuare una respirazione più diaframmatica, tendendo a sollevare l’ombelico verso l’esterno, può aiutare la buona funzionalità intestinale, oltre che ad avere un’azione muscolo distensiva, naturalmente anti-stress. La pratica del pilates racchiude tutto queste caratteristiche.

 

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