Regolarità intestinale

Perché l’intestino viene definito il secondo cervello?

Perché l’intestino viene definito il secondo cervello? Il motivo è riconducibile al fatto che il tubo digerente ha un’innervazione che, in termini di quantità di tessuto nervoso presente, è simile o superiore a quella del cervello. Inoltre il tessuto nervoso di entrambi ha in comune la produzione di alcuni mediatori biochimici per la funzionalità del sistema nervoso stesso. 

Questo è un importante dettaglio che giustifica la correlazione fra la crescente difficoltà di mantenere una regolarità intestinale (con i disturbi gastrointestinali che ne derivano) e le tensioni a cui siamo sottoposti quotidianamente, che si ripercuotono sull’emotività delle persone, creando stimolazioni nervose involontarie.

Quali sono le funzioni dell’intestino? 

Ne possiamo identificare due principali.

La prima è più conosciuta e scontata: ha l’importante compito di proseguire il processo digestivo iniziato nello stomaco. Nel primo tratto, il contenuto derivante dallo stomaco si arricchisce di succhi pancreatici e di bile prodotta nel fegato e raccolta poi nella cistifellea. Questa è una fase necessaria per la digestione di grassi, proteine e amidi. Progressivamente, lungo il tratto intestinale, i nutrienti saranno sempre più resi in una forma digerita e semplice, tale da essere perfettamente assorbita. Questo percorso viene promosso fino all’ano da una serie di contrazioni sincrone involontarie della muscolatura liscia intestinale, che prende nome di peristalsi. Questa in condizioni normali è innescata dall’ingestione di cibo durante i pasti. Purtroppo, come dicevamo, non sempre questo movimento ondulatorio è costante, regolare e prevedibile.

• La seconda fondamentale funzione dell’intestino, anche se meno conosciuta, è quella legata alla buona funzionalità del sistema immunitario, in relazione all’estesa rete linfatica presente in questo apparato. Infatti, linfonodi e linfa sono deputati, tra le altre funzioni, alla formazione e alla circolazione degli anticorpi, il nostro scudo naturale dagli agenti patogeni.

I sintomi. Quando possiamo affermare che l’intestino ha una buona regolarità?

Uno dei temi più dibattuti in merito alla regolarità intestinale riguarda la frequenza delle evacuazioni. 

Nelle persone sane, per rientrare in una condizione di regolarità del transito intestinale si considera un intervallo piuttosto ampio: non più di tre evacuazioni al giorno e non meno di tre alla settimana. Di norma le feci non sono dure o di scarso volume e vengono espulse senza sforzo, senza fastidio e senza eccessiva tensione addominale anche durante la giornata. Se l’intestino svolge regolarmente la propria funzione non si ha la necessità dell’utilizzo di lassativi o clisteri. 

Fondamentali poi sono tre “sintomi”, o meglio tre segnali “asintomatici” , cioè di cui non abbiamo una percezione misurabile e tangibile, ma che derivano da una buona regolarità intestinale, ovvero:

• una mucosa intestinale in buona salute, sfiammata, parzialmente filtrante: ciò significa che il suo sistema a fitte maglie, come un colino da tè, permetterà un assorbimento selettivo dei nutrienti verso il sangue, senza così creare carenze, e al contrario tratterrà all’interno dell’intestino le sostanze di scarto destinate all’eliminazione con le feci. Per questo la membrana intestinale viene definita “semipermeabile”.

(Al contrario, in caso di stipsi o diarrea, di alimentazione non adeguata, di una condizione di stress cronico, la membrana non si presenta come barriera semifiltrante a maglie ben coese, ma diviene come un “colabrodo” che lascerà al contrario passare sostanze di scarto, batteri e funghi: quelle che dovrebbero essere espulse con l’evacuazione. Tutto ciò porta a una mobilitazione difensiva del sistema immunitario, a uno stato infiammatorio cronico e a una frequente condizione di malassorbimento intestinale responsabile di carenze di Ferro, Calcio, Magnesio e Vitamine.)

• Un sistema immunitario efficiente.

• Una riduzione dell’incidenza di disturbi infiammatori infettivi e non, sempre riconducibili a un sistema immunitario che non assolve al massimo la propria funzione difensiva.

Come  possiamo identificare sintomi di irregolarità?

Con il temine di irregolarità intestinale si definisce un’alterazione del fisiologico svuotamento intestinale e possiamo riferirci a due condizioni chiare e frequenti: stitichezza e diarrea. 

La condizione di stitichezza si verifica quando il soggetto ha meno di tre difficoltose evacuazioni settimanali: le feci sono dure e asciutte, senza un adeguato volume indispensabile per un’efficiente peristalsi. 

La diarrea può essere di tipo occasionale o cronica, con scariche frequenti, acquose e a volte mucose, che possono contenere residui di cibo ingerito e presentare anche tracce di sangue. Spesso sono accompagnate da dolori e spasmi addominali e talvolta compare uno stato febbrile.

In entrambi i casi, questi sintomi posso essere accompagnati a gonfiore addominale e il dolore non è localizzato ma tende a migrare nei vari tratti intestinali. Sarà inoltre molto probabile la tendenza a formare emorroidi e ragadi anali, una condizione di malassorbimento intestinale dovuta allo stato irritativo tipico della mucosa in entrambe le condizioni. 

Occorre specificare che non di rado stipsi e diarrea si alternano. Anche per questo è fondamentale fare controlli opportuni, nel caso ci fosse una tendenza all’irregolarità insolita o che si protrae nel tempo.

Quante persone godono di una regolare funzionalità intestinale? 

Stimare la percentuale non è semplice, perché chi soffre di diarrea copre un intervallo di incidenza molto ampio, in quanto sono tante le possibili cause alla base. Queste ultime, possono a loro volta variare in seguito ad altri molteplici fattori: stagionali, epidemiologici, alimentari, l’età, ecc.

Più facile, invece, evidenziare chi invece soffre di stitichezza: questo problema riguarda circa il 15-20% della popolazione, in prevalenza donne.

È necessario precisare che va considerata anche la percezione che le persone hanno della propria condizione. È sempre più dilagante la libera interpretazione in merito a quante volte sia giusto andare di corpo alla settimana o al giorno. In particolare, alcuni credono di appartenere alla categoria degli stitici perché non evacuano tutti i giorni; altri, al contrario, lo fanno più di 3 volte al dì e suppongono di godere di ottima salute, perché a questo associano una forma costante di depurazione dell’organismo.

Quali condizioni permettono di mantenere la regolarità intestinale?

• I fattori che portano a un transito regolare sono riconducibili ovviamente a una buona dieta nella quale è in equilibrio l’apporto di proteine, grassi e carboidrati e soprattutto dove le fibre non devono mai mancare. La loro presenza è fondamentale, non solo per la funzione di ridurre l’assorbimento degli zuccheri di un pasto, ma anche perché conferisce alle feci quella massa idonea a innescare la fisiologica peristalsi intestinale.

• Inoltre, è importante anche la giusta idratazione durante tutta la giornata. Giusta non vuol dire eccessiva: la quantità di acqua è sempre in relazione al proprio peso, all’attività sportiva, all’uso di farmaci, alla presenza o meno di patologie, ecc.

Praticare un’attività costante e continua, in base alle proprie esigenze, rimane una buona abitudine sotto diversi aspetti.

• La presenza di un microbiota intestinale stabile. 

L’intestino è la “casa” del microbiota, termine con il quale si identifica l’insieme dei i microrganismi “nocivi” e “benefici” che convivono in equilibrio e armonia. Talvolta quelli che definiamo nocivi diventano tali nel momento in cui superano il loro livello-soglia massimo consentito. Per esempio, il batterio Eschirichia Coli e il fungo Candida Albicans sono presenze “autoctone”, fisiologicamente presenti. Divengono sfavorevoli se eccedono in termini di concentrazione. 

 

L’alterazione di questo instabile equilibrio porta a forme di disbiosi, alle quali corrispondono stati infiammatori e alterazione della permeabilità della mucosa intestinale, responsabili di tanti disturbi anche non strettamente correlati all’intestino. Una condizione di irregolarità, con stitichezza o diarrea, si associa spesso a una disbiosi. 

In che modo possiamo mantenere in nostro intestino in buona salute?

Per preservare oppure per ottenere una condizione di regolarità intestinale possiamo avvalerci di alcune sostanze naturali che svolgono la propria azione favorevole in caso di normalità, in caso di transito rallentato o in presenza di diarrea occasionale o cronica. L’assunzione di Probiotici è consigliata a cicli per “ricolonizzare l’intestino” e aumentare la presenza di batteri intestinali buoni. Così come in un conflitto, quando arrivano numerosi rinforzi delle forze alleate, quelle nemiche (microrganismi cattivi) avranno minore probabilità di vincere. 

Non solo, l’integrazione dei Probiotici verrà ottimizzata dall’assunzione di Prebiotici, ovvero sostanze sulle quali il Probiotico potrà meglio attecchire e svilupparsi, aumentando la probabilità di vincere o evitare il conflitto.

Ma dove troviamo i Prebiotici?

Un esempio di prebiotico è la fibra vegetale, che gioca un ruolo chiave in quanto, non essendo assimilabile, fornisce il volume necessario alla buona attivazione della peristalsi, favorendo il transito intestinale. Ci sono tre possibili modalità di assunzione della fibra:

• in condizioni di transito regolare, per il suo mantenimento, è sempre consigliabile assumere una buona quantità di acqua per evitare rallentamenti del transito.

• In presenza di diarrea, al contrario, la fibra andrà miscelata a una quantità d’acqua moderata, in quando verrebbe meno quella sua funzione di spugna naturale utilissima per assorbire l’acqua che si è formata in eccesso nel lume intestinale. Così, si ridurranno eccessive evacuazioni e con esse il conseguente rischio di disidratazione, dato da una perdita eccessiva di liquidi. 

• Nel caso di intestino pigro, deve essere assunta un’abbondante quantità di acqua affinché si rigonfi e favorisca la peristalsi. 

Fra le fonti di fibra più utilizzate ci sono i Fos (fosso oligo saccaridi), GOs (galatto oligo saccaridi), la gomma di Guar parzialmente idrolizzata e l’inulina. Inoltre ci sono alcuni estratti vegetali fra i quali il Maqui, l’Acai e Mirtillo che, unitamente al prezioso apporto di fibre, conferiscono una ben nota azione antiossidante grazie ai polifenoli contenuti al loro interno. Questa funzione è preziosa per ridurre o prevenire lo stress ossidativo indotto dallo stato infiammatorio che diarrea, stipsi e gonfiore addominale implicano. 

I nostri consigli: un’alimentazione ricca di fibre

L’alimentazione deve essere completa di macro e micronutrienti e in particolare ricca di fibre. Per rendere la nostra dieta adatta a questo scopo, sarà utile:

• Dare spazio a verdura fresca, cotta o cruda; frutta fresca, nelle giuste proporzioni e assunta intera o frullata. Non estratta: perderemmo il suo tenore di fibra, favorendo picchi glicemici.

• Scegliere cereali integrali e includere anche gli pseudo come: miglio, amaranto, sorgo, quinoa, grano saraceno. Sono ricchi di fibre ma anche di proteine. 

• Limitare il consumo di dolci e cibi fritti, grassi cotti, cibi industriali, latticini, carni rosse, cereali raffinati.

• Ridurre gli eccessi di spezie come peperoncino e pepe. Creano irritazione e potrebbero compromettere una buona regolarità intestinale.

• Bere acqua durante tutta la giornata.

• Cercare di stabilire orari abitudinari per i pasti e anche per andare in bagno, nel limite del possibile.

• Abbinare una idonea attività motoria a una respirazione addominale.

• Ridurre lo stress e i suoi risvolti muscolo-tensivi; per farlo, è utile praticare attività fisica più rilassante e meno intensa e coccolarsi con le tisane di Camomilla, Malva, Passiflora, Melissa.

 

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